Episodio 1 : Il primo giorno di scuola

10 settembre 2018, Cittadella 


Mary Jane si guardò allo specchio, che guance rosse aveva, colpa del sole del giorno prima. I capelli, raccolti in due ordinate trecce le ricadevano sulle spalle, il sole d’estate glieli aveva schiariti fin quasi al bianco.

Mary Jane sorrise al suo sguardo impreparato, ai suoi vivi occhi neri e in un baleno si sentì finalmente diventare…una studentessa.
La ragazza aveva il grande onore di iniziare a studiare.
A Cittadella era ormai da venti anni che ai maschi era concesso di accedere all’istruzione, iniziavano molto presto, a dodici anni, e studiavano per quattro lunghi anni, imparando tutto quello che di più utile c’era da sapere sul mondo.
Per le figlie femmine la sorte era stata fino a quel giorno leggermente diversa. Le ragazze, giustamente, venivano di norma allevate in casa, apprendevano le buone maniere, l’arte del ricamo, l’arte della cucina, e poi trovavano un marito che, colto ed istruito, leggeva per loro lettere e posta.
Nel corso degli ultimi due anni era stata proposta l’istruzione femminile, sempre rifiutata dal Sindaco di Cittadella, ma nell’arco dell’estate era stato deliberato sulla gazzetta ufficiale che le ragazze, dai quattordici ai sedici anni, avrebbero avuto il grande privilegio di studiare per due anni.
Il Sindaco aveva stabilito che per un po’ di anni sarebbe stato così. “E’ volontà di Iddio! Istruiamo un po’ di giovani donne!” aveva detto dopo il sermone dello sciamano nella grande piazza della chiesa, tra gli sguardi dubbiosi della folla. “Devo proprio?” aveva obiettato Mary Jane mentre la madre si asciugava una solitaria lacrima: “Se è volontà d’Iddio tu studierai, imparerai tutto ciò che c’è da sapere, e le tue sorelle faranno come te”.
Mary Anne, o meglio Mrs Wisdom era madre di tre figlie, la più grande Mary Gertrude, la quale aveva quindici anni e avrebbe iniziato a studiare con dispensa per l’anno di ritardo e la piccola, Mary Sun, di soli sette anni, che ancora non aveva capito niente del mondo.
Suo marito, Isiah Wisdom, era un orefice, noto e rispettato a Cittadella, e aveva dubbi su questa questione dello studio femminile: “chi aiuterà mamma nelle faccende?”, aveva ragione, ma Mary Jane era certa che dopo la scuola avrebbe trovato il tempo di allietare le fatiche dell’amata madre.
Mary Jane indossò la divisa, un lungo abito di lino bianco con cintura rosa antico, e le scarpe di tela dello stesso colore della cinta, prese il grande quaderno che le aveva comprato il padre, e, lesta, raggiunse la cucina per la colazione.
Mary Gertrude era sola in cucina, a spalmare marmellata d’amarene sul pane. Sua sorella era una tipa particolare, amava giocare a palla e spesso diventava sboccata “Iddio la perdoni” diceva sempre sua madre, e cosa peggiore, trovava noiosi i sermoni dello sciamano.
“Ecco Jenny, candida come un fiocco di neve” – “lo sei anche tu, hai la mia stessa divisa, dopo che avrai legato i capelli saremo identiche”, Mary Gertrude rise.
“Non saremo mai identiche, guardati, sembri una santa”, prese un coltello pulito col quale si aiutò a raccogliere i capelli in un disordinato chignon, ridendo.
“Questa stronzata della scuola durerà poco, credimi, appena si accorgeranno che sappiamo leggere ci manderanno a vivere in un seminterrato” – “Ger, hai già una dispensa eccezionale, non giocarti il posto a scuola, è volontà d’Iddio” – “No, ti sbagli sorellina, è volontà d’Iddio che le ragazze di quattordici anni studino a partire da oggi, io non rientro in questa stramba e fortunata categoria, ti ricordo che ho un anno in più” – “Il  Sindaco ha detto…” – “Il Sindaco è lo zio di mamma, non mi reputa brillante, le sta solo facendo un favore, ma per me può  anche andare bene, meglio andare a leggere che pulire il pavimento o il cesso”.
Ger era una ragazza strana, sempre insoddisfatta, per l’intera estate era sgattaiolata quasi tutte le sere dopo cena a giocare a palla con alcuni maschi, rozzi, inconsistenti, e poverina aveva cominciato a parlare come loro.
“Mangia, alle otto dobbiamo entrare a scuola, io mi vado a pettinare davvero o mamma chi la sente”, Ger, sbuffando, abbandonò la stanza, Mary Jane si preparò una fetta di pane con burro e confettura, sognando di saper leggere, sua madre entrò assonnata.
“Ger?” – “Si sta pettinando” – “Che Iddio l’aiuti, con quei capelli…sembra una squilibrata” – “la scuola la migliorerà, la domerà” – “è una cavalla troppo pazza per essere domata, spero davvero che i maestri la picchino, so che hanno una piccola frusta, forse saranno in grado di sistemarla e renderla educata” – “mia sorella è troppo intelligente per far sì che i maestri arrivino a tanto”.
Sua madre era in camicia da notte, i capelli lunghi fino ai fianchi, di un biondo cenere spento, gli occhi neri come la secondogenita, sul viso pallido erano sparse impercettibili lentiggini.
“Vi conviene andare, o farete tardi, Ger? Hai fatto?”, in pochi istanti Mary Gertrude fu in cucina, col quaderno in mano e i capelli raccolti in una coda alta – “sei splendida figlia mia” – “Iddio ti guidi oggi mamma, noi andiamo a diventare delle perfette scolare”- “ lo spero davvero piccole mie” – “saluta Sunny da parte nostra, dorme ancora come un angelo”.
Ger stava palesemente bluffando, fingeva di essere amorevole solo per fare in modo che la madre rimanesse tranquilla per tutto il giorno.
Ger prese per mano la sorella e a passo veloce la condusse fuori casa, il sole del mattino per poco non fece chiudere gli occhi di Jenny, la lunga e luminosa strada bianca le avrebbe condotte verso la scuola, la percorsero silenziose, incontrando altri ragazzi e ragazze che si dirigevano nella stessa direzione, uscendo da case pressoché identiche alla loro.
Qualche negozio era già aperto, tra cui l’oreficeria di Mr Wisdom, Mary Jane cercò di guardare dentro, ma i vetri oscurati non le permisero di fare un cenno di saluto al padre.
 “Li guardi mai?” – “Cosa?” – “Non cosa…chi” – “Chi?” – “i maschi”.
Eccola Ger, già provava a corromperla.
“La loro divisa è migliore, pantalone, cravatta, giacca e bretelle blu scuro, camicia bianca, scarpe di tela bianche, capelli a piacere…” – “Iddio ha detto allo sciamano che i capelli degli uomini non sono un ornamento, i nostri lo sono” – “i miei sono talmente ribelli che non sembrano un ornamento, anzi, sembrano rendermi brutta” – “tu sei splendida e lo sai”.
Era vero,  Ger era la ragazza più bella dell’intero quartiere, occhi azzurri, intelligenza spiccata, capelli ricci color miele, proprietà di linguaggio e grande abilità in cucina.
“Quindi?” – “cosa?” – “sant’Iddio Jenny, ti ho chiesto se li guardi mai! I maschi!” – “no, guardo nostro cugino Adam quando viene a trovarci per Natale” – “Adam è un bel ragazzo, ma è tuo cugino” – “Ger non fraintendere, dico che lo guardo perché ci parlo, mi rivolgo a lui, provo affetto nei suoi confronti, ma degli altri maschi non so che farmene, quando avrò diciassette anni e mi si presenterà un marito lo guarderò”, Ger rise.
E intanto la scuola si faceva sempre più vicina.
La videro in lontananza, imponente, grigio topo, con l’enorme cancello spalancato.
Riapriva le sue porte dopo la pausa estiva di tre mesi, accogliendo vecchi e nuovi studenti.
Fuori c’erano maschi che chiacchieravano, e qualche solitaria ragazza che non sapeva dove guardare, Jenny riconobbe la sua amica Mary Rose, poi anche lei la scorse e felice raggiunse le due sorelle, Mary Rose adorava Ger, la faceva ridere.
“E così si inizia a studiare, sono così emozionata” – “Rosy  dato che tuo padre è maestro di sicuro sai già tutto, hai idea di dove abbiano piazzato l’aula delle femmine?” – “mi ha detto papà che ci saranno varie aule delle femmine, stanno tutte al secondo piano, ma ci pensate? Un intero piano dedicato a noi” – “un piano di sole femmine quindi” – “saremo tutte femmine all’infuori dei maestri, chiaramente”.
Ger rise : “sei illuminante”. Rosy, che non sarebbe mai riuscita a capire l’ironia dell’amica, arrossì in imbarazzo: “sei sempre tanto cara Ger”.
“Guarda quello, è il figlio del fornaio, ottima famiglia, ottima media scolastica, forza guardatelo!”, ma le due ragazze non si voltarono.
“Smettila Ger, sei una fanciulla, non sta bene” – “ah giusto, sono una fanciulla, credevo d’essere una capra, presto andiamo in aula ad apprendere tutto ciò che di interessante ha da offrirci Iddio per mezzo dei nostri rispettabili maestri”.
“Come parla bene…” sussurrò Rosy a Jenny mentre varcavano definitivamente il cancello.
Le numerose ragazze di Cittadella erano state divise in sette classi: A, B, C, D, E, F, G.
Ognuna composta da circa quindici fanciulle, le tre ragazze erano state inserite nella classe B con il Maestro Fortitude, che avrebbe loro insegnato due delle quattro discipline: Lettura e scrittura, due ore al giorno, e storia di Cittadella un’ora al giorno, a lui, capo della classe, si sarebbero alternati il Maestro Piety, insegnante di calcolo, un’ora al giorno, e il Maestro Counsel, insegnante di buone maniere, un’ora al giorno.
Impazienti tutte le ragazze della classe B presero posto, i loro nomi erano scritti sul banco.
Mary Jane al primo banco della prima fila, Mary Gertrude al secondo e Mary Rose al terzo.
Il resto dell’aula era riempito da altre dodici ragazze che loro non conoscevano bene, le avevano viste forse a volte al mercato e di certo in chiesa, ma non conoscevano i loro nomi o le loro famiglie.
La divisa le rendeva tutte simili, ma ad accomunarle era quello sguardo…spaesato.
Entrò il maestro Fortitude, incappando nell’intenso silenzio delle ragazze, solo Ger, seppur silenziosa, ridacchiava continuamente.
Fortitude era basso, calvo, vestito totalmente di nero e portava baffi lunghi ed occhiali rotondi: una formichina.
“Iddio vi benedica ragazze, recitiamo subito la preghiera delle donne di cittadella, in piedi, mano sul cuore”.
Le ragazze si alzarono, prestandosi ad un rito che accompagnava anche tutte le feste più importanti della città: l’apertura della mietitura, della stagione dei matrimoni e dell’offerta delle figlie all'ordine.
La preghiera veniva insegnata dalle nonne, o in caso di morte prematura dalle zie, durante la notte di Natale del sesto anno di vita di ogni fanciulla.
“Io, umile discepola dello Sciamano sono qui, con orecchie aperte, cuore aperto, anima pronta.
Accolgo ogni indicazione che Iddio mi trasmette mediante chi, con forza e volontà, è più grande di me. Aiutami Iddio ad essere degna della vita. Aiutami ad essere umile, gentile, accogliente.
Aiutami ad essere serva. Aiutami ad essere a te sottomessa. Aiutami ad essere a mio padre sottomessa.  Amen”.
Il maestro sorrise lieto: “bravissime ragazze, ora accomodatevi”.
Vi invito a prendere il vostro quaderno, darò una matita ad ognuna di voi, oggi impareremo a scrivere la lettera “A”, ma prima farò una cosa che si chiama appello, consiste nel dire tutti i vostri nomi, chiaramente quando sentirete che vi sto chiamando dovete rispondere dicendo: “sua serva”, chiaro?”
Tutte le ragazze annuirono, Ger continuò a ridacchiare, la preghiera l’aveva sbiascicata distrattamente, omettendo del tutto l’ultima parte.
“Ark Mary Catherine” – “sua serva” – “Bible Mary Andrea” – “sua serva”, e così via, una sfilza di nomi femminili, tutti rigorosamente comincianti con “mary”.
Chiamare le figlie come la madre di Cristo era qualcosa di cui nessun padre faceva a meno, il secondo nome, purché fosse consono e pulito, andava scelto liberamente. “Communion Mary Rose” – “sua serva”.
Per i ragazzi la storia era diversa, si sarebbero potuti chiamare anche con un solo nome, purché fosse scritto nella Bibbia della Cittadella.
“Wisdom Mary Gertrude… Mary Gertrude?” – “serva sua…” – “è sua serva” – “mi scusi sono terribilmente affrante per l’errore…sua serva” – “Wisdom Mary Jane” – “sua serva”.
“Ok ragazze ora come potete vedere alla mia sinistra c’è questo pannello nero, lo chiameremo lavagna, vi scriverò sopra con un gesso. Guardate, è questo bastoncino bianco qui, andrò a scrivere la lettera A, copiatela poi sul vostro quaderno”.
Quante cose impararono grazie al Maestro, scrissero la lettera A moltissime volte, poi Mr Fortitude scrisse varie parole sulla lavagna spronandole a cercarla nascosta tra gli altri sconosciuti simboli, era emozionante. Poi fece notare a tutte che nei loro nomi, sempre nel primo almeno, vi era quella meravigliosa lettera.
Dopo tre ore ininterrotte di lezione esortò le discenti a scendere in cortile per fare una pausa, mangiare qualcosa , un chiosco di pane e frutta avrebbe servito loro cibi genuini e leggeri, Jenny scese con la sorella e l’amica Rosy, non dando confidenza alle altre compagne, mentre percorrevano le scale Ger mosse critiche contro il maestro: “ci tratta come delle sceme, sappiamo cosa sia una A, mica siamo imbecilli, abbiamo visto almeno scritto il nostro nome da qualche parte…” – “in realtà io non ne sapevo nulla”, ammise Rosy timida, Ger rise, ma contenendosi : “cara…con un padre maestro non ti sei mai presa la briga di chiedergli con quali lettere si scrivesse il tuo nome?”-  “perché avrei dovuto, Iddio non lo riteneva necessario” – “Ah, beh, complimenti, sei davvero una ragazza scrupolosa”, Rosy la ringraziò di cuore, non cogliendo la sottile ironia della ragazza.
Jenny aveva provato a leggere qualche volta, di nascosto, ma non conosceva le lettere, quindi oggi per lei tutto iniziava ad avere senso, si sentiva come dotata di un potere particolare, una conoscenza che prima non pensava che avrebbe mai avuto.
Quando furono nel cortile li videro, separati da una rete: i maschi.
Tutte e tre presero qualcosa al chiosco e si sedettero sulle scale, Ger continuava a fissare oltre la rete, guardando nell'altro lato del cortile.
“Matthew mi guarda sempre…” – “Ma chi è questo Matthew?” – “quello castano chiaro ricciolino, è carino ma troppo magro” – “ah, quel Matthew...Ger quello che dici è davvero di cattivo gusto, non dovresti guardare i maschi e parlare del loro aspetto fisico! Non sei in età di matrimonio. Mi fanno sorridere le tue stramberie ma su questo sono davvero in totale disaccordo…e poi quel Matthew non è raccomandabile per niente e lo sanno tutti” – “Stai tranquilla sorellina, Matthew non mi piace, e poi il padre è un macellaio, io odio la carne…oh ma guarda” – “Chi altro ti fissa famelico?” – “Oh non stanno guardando me. Stanno guardando te”.
Jenny non si mosse, guardò Rosy, seduta alla sua sinistra e lei, timida, sussurrò: “è vero tesoro, ti sta guardando un ragazzo” – “chi? Ger dimmi chi è” – “se non sbaglio si chiama Jude Pentecost, il padre è sarto…dovrebbe stare all'ultimo anno , ma non sono sicura, quest’estate lui non giocava mai a palla, però è amico di Matthew credo”.
Jenny sentì un fuoco dentro di sé, stava morendo dall’imbarazzo. Un ragazzo la stava guardando, aveva forse sbagliato qualcosa? Si era posta in modo poco consono? Era provocante?
Andando contro ogni suo principio si voltò e lo vide, lui la stava osservando con dolcezza e le sorrideva.
Aveva i capelli neri, corti, gli occhi sembravano chiari, ma Jenny da quella distanza non poteva dirlo con certezza. La camicia era fuori dai pantaloni, la cravatta allentata e la giacca doveva essere rimasta in aula. Le fece un cenno con la mano, lei si voltò verso Rosy e riuscì solo a dire: “torniamo dentro o mi uccido per la vergogna”- "no", la interruppe Ger : "torneremo su quando suonerà la campana".
 

ECCO IL SECONDO EPISODIO, CLICCA:  EPISODIO 2.

 

 

Commenti

  1. È veramente ben scritto e coinvoglente. Questo romanzo ad episodi è bellissimo!

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  2. Questo romanzo ad episodi è davvero molto bello e coinvolgente specialmente nel modo in cui è scritto e nel tema che tratta. Lo consiglio anche ai dei giovani ragazzi come me a cui piace leggere.

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  3. Davvero bello e scorrevole, già non vedo l'ora che escano gli altri episodi!!! :D

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  4. bellissima l’idea di fare un romanzo ad episodi, la storia è molto coinvolgente e il carattere delle due sorelle rispecchia tantissimo quello dei giovani, molto bello!

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  5. il romanzo è bello, scorrevole, l'ho letto con piacere

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  6. bellissimo prof, è scorrevole e questo aumenta ancor di più l'interesse nel leggerlo.

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  7. Lettura scorrevole e coinvolgente. tema davvero affascinante

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    1. *Prof la lettura scorrevole e coinvolgente. Il tema è davvero affascinante. Non vedo l'ora che esca il secondo episodio!! 🤩

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  8. Bellissimo episodio Prof

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  9. Non sono un grande appassionato di lettura, ma devo dire che questo romanzo mi sta già piacendo molto. Coinvolgente e curioso, anche per l'argomento che tratta. Lo consiglio ai giovani ragazzi ,come me, che alcune volte non trovano la voglia di leggere. Perchè è veramente fatto bene. :)

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  10. È molto bello prof hai avuto una grande idea 💡

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  11. Bravo Luca, come sempre scrivi molto bene e in modo avvincente

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